Corte Europea su UniversitÓ: un "dÚjÓ vu"

6 lug. 2013

Con l'ordinanza della Corte Europea del 20 giugno scorso viene ribadito quanto era chiaro fin dal principio, in questa storia tutta all'italiana, e cioè che affidamenti alle Università da parte della P.A., ancorché dietro compensi ammantati da fasulli quanto improbabili rimborsi spesa, non possono essere sottratti alle regole di mercato e quindi alle normali procedure concorsuali.

Se poi sul tavolo delle decisioni, insieme all'offerta di un'università, c'è anche il preventivo molto più conveniente di un operatore privato più che qualificato, allora la questione dovrebbe essere al vaglio non della Giustizia amministrativa ma bensì di quella penale.

Il Giudice della Corte Europea ha comunque tenuto a sottolineare, senza giri di parole, che l'argomento sottopostogli dal TAR Abruzzo è un "déjà vu" di facile quanto banale interpretazione.

Quanto di seguito riportato è estratto dal testo dell'ordinanza (art. 30 e 31):

30. Ai sensi dell'articolo 99 del regolamento di procedura della Corte, quando una questione pregiudiziale è identica a una questione sulla quale essa ha già statuito, quando la risposta a tale questione può essere chiaramente desunta dalla giurisprudenza o quando la risposta alla questione pregiudiziale non dà adito a nessun ragionevole dubbio, la Corte, su proposta del giudice relatore, sentito l'avvocato generale, può statuire in qualsiasi momento con ordinanza motivata.

31. Tale disposizione va applicata nella presente causa.

Disarmante quanto risulti chiara ed evidente la facilità di pervenire ad un giudizio nel merito dato che la decisione basa la propria fondatezza su una normativa tutt'altro che recente e quindi a fatica ignorabile dal giurista italiano:

"Direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, come modificata dal regolamento (CE) n. 1177/2009 della Commissione, del 30 novembre 2009."

Ora la palla è tornata al TAR Abruzzo ma nel frattempo è il caso di tracciare l'iter subito finora da questo caso di mala amministrazione:

febbraio 2011 - Esposto alla Corte dei Conti ed alla procura della Repubblica

marzo 2011 - Ricorso al TAR da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

maggio 2012 - Domanda di pronuncia proposta alla Corte Europea dal TAR Abruzzo

giugno 2013 - Ordinanza Corte Europea

Dal primo esposto, di cui non si ha alcun riscontro, sono trascorsi due anni e mezzo e per un "déjà vu" a chiunque parrebbero troppi e ciò nonostante una decisione definitiva ancora non c'è e certamente è ancora a di la da venire.

La morale che sembra desumibile dalla vicenda è:

"cari amministratori della cosa pubblica, nel caso gestiate male le risorse pubbliche, non abbiate a preoccuparvene perché difficilmente ne renderete conto o sarete chiamati a rimborsare i danni causati o le spese della macchina della giustizia che si è dovuta occupare di voi. Il conto è a carico dei cittadini".

Walter Salvatore