Cantine/CavitÓ, domande senza risposta

1 apr. 2015

Già da anni sono state evidenziate alcune criticità presenti nelle procedure per la ricostruzione.

I rilievi, evidentemente, non sono stati compresi dai "funzionari" della ricostruzione oppure, maliziosamente, da questi sono stati interpretati e letti come attacchi di "lesa maestà" e quindi ignorati d'ufficio.

Sembra che il vanesio e preconcetto modus operandi dei protagonisti della ricostruzione sia all'origine di ogni difficoltà finora incontrata dalle richieste formulate per migliorare ed a volte colmare le lacune presenti in alcune procedure previste dalla MIC.

Da oltre un anno, per esempio, aspettiamo che l'USRC risponda ad un quesito formulato dall'UTR8, uno dei suoi uffici periferici, che chiede di modificare o per lo meno chiarire quella parte della scheda parametrica che attualmente tende ad ignorare od affrontare macchinosamente il problema diffuso delle grotte/cantine al di sotto degli aggregati e della viabilità pubblica.

La regola attuale, partorita non si sa da chi, sembra scritta dal peggior burocrate. Moltiplica gli attori che vi debbono intervenire, calpesta i più elementari principi del diritto sulla proprietà e rende, conseguentemente, impossibile intervenire con efficacia ed intelligenza su questi ambienti.

A nulla sono valsi i quattro (4) solleciti con cui il Difensore Civico ha invitato l'USRC a dare risposta.

Di contro si moltiplicano, a distanza di sei anni dal terremoto, gli incarichi per studi e ricerche del sottosuolo che vedranno i risultati, ammesso che siano utili anche alla ricostruzione, solo tra qualche anno.

Nel frattempo si ricostruisce facendo finta che il problema delle cantine/cavità non esista, magari con la scusa demenziale che in catasto questi ambienti non sono riportati.

Quanto accaduto in Via Campo di Fossa, a L'Aquila, non sembra sia stato di alcun insegnamento per questi kafkiani funzionari della cosa pubblica.

Walter Salvatore